Ennesimo caso di cattiva gestione e manutenzione del verde urbano pubblico. Questa volta a farne le spese sono ancora gli olivi di Via Spalvieri e alcune aiuole in zona Monticelli. Interventi effettuati senza tener conto di qualsiasi basilare principio di botanica ed arboricoltura. Se da una parte possiamo perdonare il periodo di effettuazione del taglio, che dovrebbe essere però ancora ritardato per evitare le gelate invernali, non possiamo non criticare i metodi con cui le piante sono state potate. A Monticelli alcune piante di Lagerstroemia indica hanno ricevuto un trattamento non molto gradito e la forma è peggiorata dopo la potatura. I potatori infatti si sono limitati a tagliare le terminazioni delle branche secondarie senza effettuare tagli di ritorno o diradare la vegetazione sottostante. Veramente scandaloso, e questo potrebbero dirlo anche i non specialisti, il modo con cui sono stati fatti i tagli: rami scortecciati, sfibrati, mozziconi lasciati. Tutto ciò andrà a costituire un punto di notevole debolezza della pianta che non potendo compartimentare bene i tessuti sarà soggetta ad attacco di patogeni, come virus, funghi e batteri.
Ma allora serve veramente la potatura? A pensarci bene una pianta si pota “da sola”: l’attacco di un insetto, di un fungo, un suo particolare stato, possono determinare il disseccamento di qualche ramo che l’operatore può rimuovere salvaguardando tutto ciò che la pianta ha preziosamente costruito in tanti e tanti anni. Poche volte si riesce ad apprezzare il portamento naturale di una particolare specie. Allora quando la potatura non sia strettamente necessaria, per motivi di sicurezza o produttivi, sarà bene limitarsi a semplici azioni di monitoraggio e tagli ridotti al minimo indispensabile, come ad esempio l’eliminazione dei polloni sui tigli.





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