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"Non serve raddrizzare il fiume tagliando le piante e lasciando il terreno nudo, pronto ad essere portato via dalla prossima piena"
Le associazioni Gigaro88, Legambiente Ascoli Piceno e Italia Nostra criticano l’intervento che si sta realizzando sull’alveo del fiume a Monticelli. “Da alcuni giorni – scrivono le Associazioni in una nota - una ditta sta effettuando dei lavori di taglio di piante e di canalizzazione dell’alveo del fiume, che a nostro modesto parere non comportano alcun beneficio , anzi si configurano come l’ennesimo spreco di risorse pubbliche. I fatti accaduti in Liguria, a Messina ed in molte parti del nostro delicatissimo territorio, attribuibili in massima parte a una sbagliata gestione e pianificazione, invece che servire di ammonimento, non ci hanno ancora insegnato niente. Purtroppo i nostri amministratori continuano a pensare che il problema siano le piante che, a detta loro, ostruirebbero l’alveo del fiume. E’ ovvio che i fossi debbano essere puliti dai rifiuti o da alberi secchi, ma la vegetazione viva, i salici e le canne lungo gli argini non possono essere la causa del dissesto idrogeologico, anzi la loro funzione è quella di contenere l’acqua evitando danni ingenti più a valle. Se è vero che, purtroppo, i corsi d’acqua sono ormai compromessi e soffocati dall’uomo al punto che l’acqua può diventare una “bomba distruttiva”, la soluzione non è certo l’eliminazione della vegetazione. In realtà il problema è che, continuando a costruire nell’alveo del fiume, continuando a cementificare i fossi, trasformandoli in condotte forzate, si riducono sempre di più gli spazi a disposizione del fiume, le cosiddette aree golenali, cioè le aree che naturalmente si allagano (e che si devono allagare ) quando il fiume è in piena. Secondo i nostri amministratori bisogna pulire i fossi e gli alvei dei fiumi e quindi, di conseguenza, tagliare le piante perché l’acqua deve scorrere il più velocemente possibile. Ma in questo modo, invece di mitigare gli effetti delle piene, si fa l’esatto contrario; infatti l’acqua del fiume, non incontrando più alcun ostacolo, aumenta la sua velocità e potenza distruttiva, che si scarica più a valle; tanto più se il fiume è stato “raddrizzato” da interventi di questo tipo e trasformato in una vera e propria “autostrada dell’acqua”. La strategia della “bella pulizia di fossi, canali e corsi d’acqua ” che ha portato le ruspe lungo le sponde, con movimenti di terra e asportazioni esagerate, si è dimostrata fallimentare, sia dal punto di vista idraulico che ecologico. I benefici di tali interventi, comunque di breve durata, sono sicuramente inferiori ai costi (includendo anche quelli ambientali). Questi interventi contrastano tra l’altro con il progetto di riqualificazione del Fiume Tronto elaborato dall’Autorità di Bacino del Tronto, che invece prevede interventi molto più sostenibili, meno costosi e certamente meno invasivi di un intervento di questo tipo, che è il tradizionale intervento idraulico che si fa da decenni in modo sempre uguale, con dubbi risultati.
GIGARO 88 - LEGAMBIENTE - ITALIA NOSTRA
"L'assessore pensi ai suoi compiti"
Dal "Corriere Adriatico" di Martedì 6 Dicembre leggiamo e pubblichiamo questo trafiletto, segno che non siamo solo noi a pensarla in questo modo. Anche un altro componente del consiglio comunale ha visto tutto quello che è successo in Via della Rimembranza, come da noi sottolineato con un articolo qualche tempo fa. Tutto ciò dopo che l'assessore Travanti è uscito qualche tempo fa sui giornali con un articolo criticando i dipendenti comunali fannulloni.
Ascoli Isopi si rivolge a Travanti: “Lo invito ad operare meglio nel suo ambito che è la manutenzione e la tutela del verde cittadino. Eviterà che si ripetano episodi quali alberi che cadono sulle auto come è successo in via della Rimembranza. Furono distrutti sei veicoli e questo non è imputabile soltanto alle intemperie, ma anche all’incuria. Delle pratiche per i rimborsi non si sa nulla, mentre sei cittadini sono ancora senza auto”.
F.A.
Porta Maggiore e il problema dei parcheggi. Ci chiediamo: auto o pedoni?
Leggiamo sui giornali l’intervento del consigliere regionale Valeriano Camela a proposito della riqualificazione di Porta Maggiore e della necessità di parcheggi. Conosciamo bene la sua professione di medico che esercita con passione e competenza, ma non sappiamo da quanto si occupi di urbanistica. Scopriamo dall’articolo, e ci sentiamo in colpa per non esserci documentati prima, che egli nel 2009 aveva presentato una petizione che prevedeva la trasformazione “a spina di pesce” dei parcheggi di Via Benedetto Croce, e di aver messo in guardia l’Amministrazione dei rischi derivanti dall’entrata a regime del complesso residenziale di via Firenze. Camela conclude dicendo che “il problema parcheggio è così impattante, alla luce delle grandi difficoltà lamentate dai residenti, dai commercianti e dai loro clienti, che sarà adeguatamente rappresentato…” Non si può affrontare un problema così complesso in modo così superficiale. Come associazione Gigaro 88, che da tempo si occupa delle problematiche riguardanti la qualità della vita nell’ambiente urbano e la sua sostenibilità, ci verrebbe voglia di dire: adesso che il danno è fatto, arrangiatevi!!!. Qualcuno sarà pure responsabile di avere creato un quartiere con così tanti problemi. Chiediamo al consigliere: quei residenti che si sono lamentati dell’assurda e spropositata colata di cemento del comparto Firenze, qualcuno li ha ascoltati? È comodo e vantaggioso rispondere alle richieste dei commercianti; è normale e scontato che chiedano più parcheggi. Ma sono solo questi i cittadini che il consigliere ascolta? È mai andato nel piccolo Parco Orlano a vedere quanta gente lo frequenti? È sempre pieno di anziani, bambini con genitori e nonni chiusi in un recinto circondato dal cemento e dall’asfalto che sperano con ansia nell’allargamento del giardino verso lo spazio attualmente utilizzato dal Corpo Forestale. Perché non darsi da fare per questi cittadini che, purtroppo, fanno meno chiasso e meno richieste ai nostri amministratori? Piazza Immacolata e buona parte del quartiere di Porta Maggiore costituiscono una “mostruosità” dal punto di vista urbanistico, con standard di verde decisamente al di sotto dei valori minimi indicati sia a livello nazionale che europeo, con una distribuzione abitativa irrazionale ed un carico di auto insostenibile, frutto di una pianificazione urbanistica decisamente fallimentare. Ci colpisce leggere che una delle soluzioni del problema è la trasformazione a spina di pesce del parcheggio di via Benedetto Croce, immaginiamo sulla falsariga di via Napoli. Come al solito vincono le auto. Siamo stati contrari alla trasformazione di via Napoli e lo siamo anche per via B. Croce. Sappiamo di caricarci addosso oltre le ire dei commercianti anche quelle degli abitanti del posto a cui servono i posti macchina, ma siamo anche convinti che, seguendo la filosofia che rincorre i bisogni nati da errori di pianificazione e programmazione, si entra nella solita logica dell’emergenza che , come in altri campi, ha deturpato e degradato il territorio e le città. Le due vie, può piacere o non piacere, comunque erano state progettate per i pedoni oltre che per le auto. Si pensi che negli anni ’60 in via B. Croce si vedevano giocare i bambini a pallone nelle aiuole spartitraffico, continuamente redarguiti dai vigili; era un segnale già allora della penuria di spazi verdi fruibili a cui gli amministratori avrebbero dovuto rispondere aumentando gli spazi verdi invece che pensare solo a costruire. La soluzione attuata per via B. Croce, di spostare il parcheggio a sinistra della carreggiata e collegare l’aiuola spartitraffico alla piazza, scaturita dall’esigenza di risolvere il problema delle montagne russe create dalle radici degli alberi, è stato un compromesso che, comunque, ha cercato di accontentare le auto senza sacrificare il verde e lo spazio per i pedoni. In via Napoli si è scelta invece la strada del parcheggio a spina di pesce per aumentare i posti macchina che ora invadono l’aiuola spartitraffico determinando la difficoltà per i pedoni di percorrerla se non per il desiderio di fare una gimcana assurda. Chiediamo al consigliere regionale di battersi di più per avere più verde nelle nostre città, più spazi fruibili da tutti i cittadini, per allargare il Parco Orlando, per salvaguardare il Giardino Botanico dell’istituto Agrario dai grandi rischi che corre. Non dobbiamo correggere gli errori commessi in passato con altri errori più gravi. Anche l’aiuola spartitraffico di via Benedetto Croce, per quanto piccola, rientra fra le tipologie di verde pubblico a servizio dei cittadini e, come tale, va salvaguardata.
La Venuta: manteniamo accesa una tradizione
Il cinipide galligeno: è il vero problema della castanicoltura?
Si affollano sui vari giornali cartacei e online, articoli ed interventi sul problema dei castagneti da frutto. Anche l’associazione Gigaro 88, confermando il suo ruolo di attento osservatorio ambientale del territorio Piceno, vuole esprimere il proprio parere.
Viene sempre ribadito da tutti che circa il 90% dei castagneti da frutto presenti nelle Marche si trova nella provincia di Ascoli Piceno.
Il castagneto da frutto è un agrosistema delicato e fragile, di grande valore paesaggistico, capace di svolgere tante altre funzioni oltre quella produttiva di frutti. La potenzialità dell’intero paesaggio del castagno va oltre la mera produzione di frutto. Ma poveri castanicoltori!… quanta fatica per coltivare la loro “difficile” terra e quante competenze per gestire un ecosistema molto delicato, per di più presente all’interno dei parchi naturali. Prima il cancro americano e il mal dell’inchiostro del castagno, due gravi malattie fungine che hanno falcidiato molti castagneti, adesso si aggiunge la famosa “vespa cinese” che, insieme alle condizioni ambientali avverse, ha ridotto drasticamente la produzione. I castanicoltori sono preoccupati, l’Associazione con a capo Ascenzio Santini, che si è costituita alcuni anni fa con lo scopo di valorizzare questo prezioso frutto, continuamente promuove incontri, coinvolge gli amministratori a tutti i livelli, denuncia la scarsa attenzione che la Regione Marche ci rivolge. Ma come al solito sembra di assistere alla solita scena che riguarda anche altri disastri ambientali: tutti, il giorno dopo, si affannano a dire che con la prevenzione si sarebbe speso di meno. È vero che l’insetto cinipide ha determinato grandi danni (si parla della riduzione anche del 70% della produzione), ma problemi simili a questo e forse anche peggiori ci sono sempre stati in passato, per tutte le colture. Sarà sempre così, a maggior ragione nell’era della globalizzazione in cui si scambia tutto e, quindi, anche gli insetti brutti e cattivi (definizioni che non valgono in ecologia) come l’insetto cinese. La chimica non li ha vinti ed oggi molti operatori si stanno indirizzando verso forme di contenimento ecocompatibili e sostenibili. Umilmente, vorremmo dare un consiglio a chi opera nel settore, ma anche ai politici che adesso si affannano a partecipare a tutti gli incontri sul cinipide del castagno. Cerchiamo di avere l’onestà intellettuale di dire come stanno realmente le cose a chi non è del settore e legge i comunicati stampa. La crisi del settore è più antica e complessa, non viene dal cinipide, che pure rappresenta l’ultima batosta su cui è necessario, anche se molto difficile, intervenire. Che cosa percepiscono i consumatori del problema del cinipide e della situazione dei castanicoltori, quando possono comunque comprare i marroni stranieri, spacciati per locali, persino a ridosso del caffè Meletti; caldi, belli, tutti uguali, ben cotti, che si spellano con facilità? Che gliene frega al cittadino se vengono dalla Turchia e sono più insipidi dei nostri o, magari, trattati con pesticidi: c’è qualcuno che ha la volontà di spiegarlo? È già questo un problema più grave del cinipide! Come è grave il fatto che la Regione Marche sottovaluta il problema: i fondi che lo Stato sta erogando alla nostra Regione, anche per combattere il cinipide, sono pochi perché il loro riparto dipendeva dai progetti presentati dalle Regioni stesse. Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio e Sardegna hanno già realizzato campi per la riproduzione di insetti utili da impiegare nella lotta biologica della vespa cinese, convogliando molte risorse. La nostra, purtroppo, è intervenuta con grave ritardo. Questo è il parassita più grave, altro che vespa cinese!
È su altre patologie che dobbiamo concentrare gli sforzi, solo così possiamo iniziare a risolvere i seri problemi di un frutto-gioiello della Terra Picena che l’Amministrazione Provinciale promuove nello stupendo scenario di Piazza del Popolo nelle prime giornate di dicembre. Anzi, con un paradosso, il cinipide potrebbe essere finalmente un’occasione per sensibilizzare in modo serio ed efficace l’opinione pubblica e gli amministratori sulla castanicoltura in generale, senza perdere tempo prezioso. Il problema va però affrontato in modo diverso da come si sta facendo: ai “programmi di facciata” vanno affiancate azioni concrete di pianificazione e gestione attenta dell’intero paesaggio castanicolo che facciano crescere l’intero territorio. È stridente partecipare a simposi e tavole rotonde sulla vespa cinese e vedere, nei paesi che sono la culla del marrone pregiato e di prestigiose maestranze della lavorazione del legno di castagno, case con gli infissi di alluminio e legnaie con le coperture in plastica o, peggio, in eternit. Che immagine per il turismo enogastronomico, naturalistico, termale, che spot per i nostri “pregiati marroni”! È come servire un’ottima pietanza in un piatto crepato.
Dalla diagnosi alla terapia: dobbiamo unire le forze, con la consapevolezza che ciò che i castanicoltori fanno nell’ambiente in cui operano è anche nell’interesse di tutti. Va dato onore alla loro costanza, ai sacrifici e alle capacità, ma vanno anche aiutati, sostenuti, incoraggiati a continuare e migliorare l’opera di custodire i castagneti e, soprattutto, a cercare sinergie con altre realtà del territorio, coinvolgendo in ogni modo i giovani. Solo recuperando la biodiversità di risorse umane e quindi l’entusiasmo e l’amore per la nostra terra, potremo mobilitare indispensabili risorse economiche per curare un comparto in crisi, affrontando senza attacchi di panico quegli insetti e patogeni esotici già pronti ad imbarcarsi verso l’Italia.
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| Dryocosmus kuriphilus: vespa cinese del castagno |
I fiumi e il dissesto idrogeologico
I nostri timori, scritti in un precedente articolo, erano fondati. I fatti accaduti in Liguria, a Messina ed in altre parti del nostro delicatissimo territorio, attribuibili in massima parte ad una sbagliata pianificazione e gestione del territorio, invece che servire di ammonimento, porteranno ad azioni peggiorative per il territorio. Ci auguriamo che le dichiarazioni comparse sui giornali locali a proposito del summit sui rischi idrogeologici a cui hanno partecipato l’assessore provinciale alla protezione civile Giuseppe Mariani, i sindaci piceni, Aurora Monadi della Prefettura, Achille Cipriani, comandante provinciale dei vigili del fuoco e Renzo Feliziani del Corpo Forestale dello Stato, siano il frutto di una “svista” o dell’inevitabile taglio che i ridotti spazi del giornale spesso richiedono. Dichiarazioni “pesanti” se si considera che esse nell’articolo hanno il conforto di un consesso formato da importanti personalità. Si afferma che “i problemi maggiori, durante l’ultima alluvione, sono stati provocati dai fossi che, essendo infatti spesso ostruiti dalla vegetazione, creano pericolosi tappi….”. Che messaggio arriva quindi ai cittadini? La colpa di tutti i problemi è delle piante; bisogna pulire i fossi e quindi, automatica conseguenza, esse vanno tagliate perché l’acqua deve scorrere più velocemente possibile. È assurdo generalizzare, quindi banalizzare, un problema così articolato e complesso. Si è dimostrata fallimentare la strategia della “bella pulizia di fossi, canali e corsi d’acqua in genere” che ha portato ruspe lungo le sponde, movimenti di terra ed asportazioni esagerate, canalizzazioni, cementificazioni ed arginature inutili e fragili, disboscamenti totali, con benefici di breve durata sicuramente inferiori ai costi (includendo anche quelli ambientali). Speriamo che l’assessore non includesse anche i fossi delle zone collinari e montane, i compluvi e le scarpate che invece dovrebbero essere indirizzati verso una rinaturalizzazione, secondo criteri scientificamente corretti, sicuramente vantaggiosa per tenere a freno il dissesto idrogeologico e migliorare l’assetto ecologico e paesaggistico del territorio. Chiediamo ai partecipanti al summit: è colpa delle piante che fanno da tappo o dei colli della bottiglia (lo spazio per il fiume) che sono troppo stretti? Certo che i fossi vanno puliti dai rifiuti o dai tronchi, ma la vegetazione viva, le canne lungo gli argini non possono essere la causa del dissesto, anzi la loro funzione è quella di contenere l’acqua evitando danni ingenti più a valle. Se è vero che, purtroppo, i corsi d’acqua sono ormai compromessi e soffocati dall’uomo al punto che l’acqua può diventare una “bomba distruttiva”, non è mai la completa eliminazione della vegetazione la soluzione da proporre, tantomeno con dichiarazioni così assolute che possono costituire una “bomba distruttiva” di gran lunga peggiore.
Aspettando la prossima alluvione..
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| Immagini del Fiume Tronto nei pressi del cavalcavia di Viale del Commercio, devastato da “lavori di ripulitura” nel 2007. |
Il Parcheggio di Via Colombo: a opera conclusa ecco come la pensa Gigaro 88
Dopo tanti articoli polemici apparsi in questi giorni sulla stampa a proposito del parcheggio di via Colombo, anche l’associazione Gigaro88 vuole intervenire, evitando di ripetere cose già dette a proposito dei rapporti con la SABA, gli emendamenti, la legge Mancia, le conoscenze con Gasparri, ma sintetizzando la sua valutazione come osservatorio territoriale: il parcheggio di via Colombo è una delle peggiori opere realizzate negli ultimi decenni ad Ascoli, ammesso che ci sia qualche opera moderna di un certo valore.
Le motivazioni:
1 Un’opera costosissima a fronte di pochi posti auto in più rispetto a quelli che già esistevano. L’enorme balconata di cemento è servita solo per trasformare il parcheggio a destra di via della Rimembranza (sotto il vecchio ospedale)da lineare in diagonale (appena pochi posti d’auto in più!!).
2 Un’opera di un impatto enorme a cui si aggiungono muri di contenimento realizzati con squallidi prefabbricati modulari di cemento che cozzano con il travertino del centro storico.
3 Tempi lunghi di realizzazione legati alla “sorprese” di ritrovamenti archeologici. Ma come si fa a chiamare sorpresa quella che tutti i cittadini, anche i più distratti, conoscevano in merito ad un sito di grande valore!
4 Un’opera realizzata probabilmente a tavolino senza guardarsi attorno, altrimenti ci si sarebbe accorti che, come già segnalato da tanto tempo da alcune associazioni, il muro di travertino di via della Rimembranza era crollato in alcuni punti e stava continuando a cedere con gravi rischi per persone ed auto.
5 Considerando i ripetuti danni (per fortuna solo alle auto!!)che in passato anche recente le amministrazioni comunali hanno dovuto risarcire agli abitanti della zona a causa del crollo del muro e degli alberi di Via della Rimembranza, è palese che i soldi spesi per il parcheggio si sarebbero dovuti investire sul recupero della scarpata a monte dell’area di progetto che invece non ha beneficiato di alcun intervento necessario ed urgente per riqualificare un punto ad alto rischio di stabilità e nel contempo avere gli stessi posti macchina. Doveva essere questo l’intervento prioritario.
6 Adesso i parcheggi blu porteranno più persone a percorrere continuamente via Pretoriana alla ricerca di un posto auto; si tratta prevalentemente di gente che ama arrivare con l’auto fino a piazza Roma, se potesse anche a piazza del Popolo! Così, una delle più importanti e caratteristiche vie di Ascoli , che già adesso è un tunnel inquinato, diventerà invivibile. Alla faccia della qualità della vita e del turismo da incentivare.
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| Il parcheggio prima del completamento dei lavori |
7 Osservando che i parcheggi di Porta Torricella ed ex Gil sono sempre sottoutilizzati, è questa la politica giusta per rendere tutto il centro storico veramente vivibile?
Bando di gara per gli impianti di Monte Piselli
Lunedì 12 Dicembre alle 15.30 presso la sede del Co.tu.ge. in Corso Mazzini avrà luogo la gara per l'affidamento in gestione degli impianti sciistici di Monte Piselli - Tre Caciare. Speriamo che in questo momento di difficoltà per lo sci ascolano, qualche persona disposta a mettere a disposizione oltre che soldi anche passione, riesca a risollevare e valorizzare questa parte importante di Ascoli: la nostra montagna. Gigaro88 è come sempre a disposizione.
La notizia con il relativo bando
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